Un libro da non leggere (vietato agli studenti e ai praticanti).
- Scritto da: Bruno Micolano (si apre in una nuova scheda) | Pubblicazione: sabato, 26 Luglio 2025 | Nel numero: 1/2025 (si apre in una nuova scheda)

Lo confesso: sono da anni appassionato lettore dei romanzi di John Grisham. Il mondo forense (strano!!) mi ha sempre affascinato.
Passo da una lettura di una sentenza soprattutto “in fatto” a un romanzo legal thriller. Debbo dire che spesso la realtà supera la fantasia.
I “fatti” sottoposti ai giudici sono spesso più romanzi dei romanzi di pura fantasia narrati dagli scrittori. L’ultimo libro, però, di Grisham è diverso. Non è un romanzo. Sono storie vere neppure romanzate poiché già di per sè sono dei veri e propri thriller.
Il titolo “Incastrati” tradotto dall’inglese Framed è evocativo, si tratta di storie vere e incredibili. Persone innocenti alcune delle quali giunte fin alla soglia dell’iniezione letale, in un caso purtroppo addirittura eseguita salvo accorgersi anni dopo del grave errore giudiziario. Sono storie tratte dall’attività di due associazioni no profit Centurion e Innocence Project molto attive negli Stati Uniti, ma l’Innocence Project esiste anche in Italia.
L’innocence Project fu fondata poco più di 25 anni fa da due avvocati di New York, ai quali fra l’altro è dedicato il libro da parte di John Grisham, Barry Scheck e Peter Neufeld, collegati alla Benjamin N. Cardozo School of Law della Yeshiva University.
La lettura è angosciante e, come detto nel titolo di questo mio scritto, da vietare ai minori.
L’impressione che se ne potrebbe trarre è quella di un vero e proprio disgusto tale da fare abbandonare gli studi di legge o l’appena iniziata pratica forense.
Vediamo per sommi capi le storie: si tratta di 10 racconti tratti tutti dalla cronaca giudiziaria statunitense. Il primo capitolo riguarda i 4 di Norfolk. Il caso tratta dello stupro, con conseguente morte, di una giovane donna accaduto alla fine del secolo scorso. L’omicidio, si è poi scoperto, fu commesso da tale Omar Ballard che agì da solo, oggi reo confesso.
Furono invece accusati i 4 di Norfolk sulla base di testimonianze assolutamente opinabili e discutibili. Ma in Virginia bisognava trovare un colpevole in fretta. Fra l’altro non c’erano tracce di uno stupro di gruppo, ma tale semplice indizio non fu sufficiente a fermare la polizia e i giudici. Uno dei 4, Daniel William, era felicemente sposato, fu incriminato solo perché una vicina di casa disse che lui era ossessionato dalla bellezza della ragazza assassinata. Fu assolto e liberato ma sua moglie era già premorta. Si era fatto 12 anni di carcere.
Il secondo capitolo riguarda il caso di Clarence Brandley. Qui siamo nel Texas.
Clarence, afroamericano, lavorava come bidello in una scuola. Una giovane pallavolista fu stuprata ed ammazzata in uno spogliatoio della palestra adiacente alla scuola: era il 23 agosto 1980. Accusato, fu anche fissata la data dell’esecuzione: 26 marzo 1987. Leggiamo il resoconto all’udienza del 6.2.1987: “Mentre il giudice prendeva posto, Clarence sedeva in manette al tavolo della difesa. Come sempre, Clarence rimanse impassibile, si rifiutò di dare ai suoi avversari la soddisfazione di vederlo spaventato. Ma sapeva di essere arrivato alla fine. La sua anziana madre piangeva in silenzio, seduta dietro di lui. Tra i presenti in aula c’erano il figlio adolescente del giudice Coker, venuto a vedere papà in azione e i pochi neri autorizzati a presenziare. Coker chiese a Clarence se avesse qualcosa da dire. Clarence lo guardò dritto negli occhi. Tacque per un tempo che sembrò eterno. Poi rispose con voce chiara e decisa: «Vostro onore sono innocente». Per tutta risposta, Coker annunciò in tono piatto e monocorde, come se stesse leggendo il bollettino del meteo che Clarence sarebbe stato giustiziato il 26 marzo 1987. L’udienza era durata due minuti esatti”. Solo alcuni giorni prima, l’esecuzione fu sospesa per esaminare nuove prove. E il 23 gennaio 1990, undici anni dopo, fu definitivamente liberato. Leggiamo ora come erano iniziate le indagini: “Un poliziotto di Conroe che li riaccompagnò a scuola (i due bidelli) li avvertì: «uno di voi due sarà impiccato per questo», poi si rivolse a Clarence e disse: «naturalmente il favorito sei tu, negro»”.
I veri colpevoli non furono mai neppure processati. Ma questo è il Texas.
Il peggio, però, dovete ancora leggerlo.
In uno dei capitoli finali (il fuoco non mente) leggerete la storia di Cameron Todd Willingham, non a lieto fine.
Cameron fu condannato a morte in Texas e la condanna fu eseguita il 17.2.2004 dopo 12 lunghi anni di ingiusta prigionia anche nel braccio della morte. Piace ricordare che, per la cultura giuridica europea, anche la sola permanenza nel braccio della morte è una forma di tortura e perciò vietata dall’articolo 3 della Convenzione EDU (vedi Soering v. United Kindgom, 7.7.1989).
Era accusato di un orrendo crimine: aver provocato un incendio per uccidere le figlie minori. Leggiamo la sua straziante agonia: il direttore chiede a Todd se volesse dire qualcosa, lui rispose: “l’unica dichiarazione che voglio fare è sono un innocente condannato per un crimine che non ho commesso. Mi hanno perseguito per 12 anni per qualcosa che non ho fatto. Polvere sono e polvere tornerò, e la terra sarà il mio trono”. Tra i presenti nella saletta degli spettatori fu sorpreso di vedere Stacy (la madre delle bambine) e cominciò ad insultarla.
Il direttore spostò il microfono e azionò un telecomando: nel braccio di Todd fu iniettato del tiopentalsodico, un barbiturico. Poi del bromuro di pancuronio, un miorilassante che paralizza il diaframma e interrompe la respirazione.
Una terza sostanza, il cloruro di potassio fu iniettata per fermare il cuore. Todd morì alle 6.20. Secondo le sue volontà fu cremato e i suoi sparsero di nascosto le ceneri sulle tombe delle sue figlie.
Ma la difesa non smise di lavorare e risultò che una teste chiave aveva mentito.
Questo è il Texas.
Ma il caso più commovente è quello intitolato “I nastri fantasma”.
James Buckley fu assassinato mentre lavorava in una stazione di servizio stradale. Era un benzinaio di appena 19 anni. Fu accusata Ellen Reasonover. Nessuno la conosceva, né l’avevano identificata.
Fu lei che essendo passata da quelle parti all’ora del delitto, si sentì in dovere di recarsi alla polizia per dire ciò che aveva visto per un innato senso civico. Fu non creduta, accusata, processata e condannata. Alla fine fu assolta, ma trascorse 16 anni in prigione. Si salvò dalla pena di morte solo per il voto contrario di una sola giurata e, si sa, che per condannare un imputato a morte occorre l’unanimità. Senza tale requisito, la pena alternativa è l’ergastolo.
L’omicidio è rimasto irrisolto. Ellen fu risarcita con 4 milioni di dollari ma molti altri imputati invece non videro un soldo.
Le storie come ho detto sono 10 ma qui mi fermo lasciando ai lettori il desiderio di conoscere anche le altre. Avrete adesso capito perché non è consigliabile ai giovani che credono ancora nella “giustizia”.
In realtà, però, in chiusura, forse, avvertendoli del rischio, si potrebbe imporre la lettura per fare vedere di quale tempra siamo fatti noi avvocati. Infatti, se tanti disgraziati alla fine, dopo lunghi anni ce l’hanno fatta, è merito dei loro avvocati i quali il più delle volte mal pagati o addirittura “pro bono”, per lunghi anni hanno lavorato in maniera impeccabile. Sì, facciamolo leggere!!!
Aumentiamo la nostra autostima e l’orgoglio di una grande avvocatura, vero pilastro e baluardo del Rule of Law.
Quando tutti ti hanno abbandonato, è allora che arriva Il grande avvocato.
Coraggio!!! Un po’ di orgoglio per la nostra cara e vecchia toga che si occupa di “giustizia” e non di fare “business”.
In realtà, sarò un inguaribile ottimista, sono portato a sperare che in Italia, forse in Europa la situazione sia diversa. Certo, errare è umano. Può accadere che si commettano errori in buona fede da parte di poliziotti, testimoni o consulenti. Nel libro, al contrario, per dirla con parole del coautore Jim McCloskey: “Le ingiuste condanne che vi stiamo per raccontare sono figlie della negligenza e dei raggiri architettati da inquirenti decisi a risolvere un caso o a ottenere una condanna ricorrendo a ogni mezzo, anche illecito: istigazione a giurare il falso, accordi sottobanco con criminali in cambio di testimonianza concordate a tavolino, dichiarazioni e confessioni false estorte con la forza a testimoni e sospettati, utilizzo di periti giudiziari incapaci, soppressione di elementi probatori scagionanti presentati dalla difesa”.
Vorrei sperare che in Italia ciò non accada.


