L’importanza delle Associazioni Internazionali a tutela dello Stato di Diritto e dell’Avvocatura
L’UIA è composta da 43 commissioni scientifiche che, oltre a partecipare al congresso, organizzano più di 30 Seminari sparsi nel corso dell’anno.
I temi congressuali quest’anno saranno due: tema principale “È necessario e si può regolare l’Intelligenza Artificiale?”. Il secondo tema (più frivolo): “La moda e lo sviluppo sostenibile”.
- Scritto da: Bruno Micolano (si apre in una nuova scheda) | Pubblicazione: martedì, 3 Dicembre 2024 | Nel numero: 4/2024 (si apre in una nuova scheda) | Scarica il PDF dell’articolo (si apre in una nuova scheda)

“Quando caliente il sol…” in un afoso pomeriggio estivo con la temperatura a Bologna oltre i 35 gradi e, per di più, in un’ora impervia (le due del pomeriggio) mi recavo in Fondazione per il mio innato senso del dovere, avendo dato la mia disponibilità a parlare delle associazioni forensi internazionali in particolare dell’Union Interationale Des Avocats, di cui sono socio e membro del Board di Parigi.
Strada facendo, pensavo che sia per il clima che per l’argomento, la sala fosse vuota e tutto finisse in pochi minuti, andando dopo a sorseggiare una granita in uno dei tanti meravigliosi bar di Via D’Azeglio e dintorni.
Con mio grande stupore, la sala era, al contrario, piena e, accantonata l’idea della granita, abbiamo svolto una “chiacchierata fra amici” per spiegare perché oggi la dimensione internazionale dell’avvocatura non è più eludibile anche dai “bureaux de proximité” come sono la più grande parte dei nostri Studi per dirla con un’appropriata terminologia francese.
Anzi, sono proprio gli studi di piccole dimensioni che hanno necessità di far parte di una Organizzazione Internazionale.
Infatti, i grandi Studi hanno succursali in ogni parte del mondo, o, se non hanno sedi periferiche, sanno a chi rivolgersi per curare un dossier in Australia.
I piccoli Studi no. O rinunciano all’incarico o non sanno come muoversi, affidandosi il più delle volte a sconosciuti avvocati trovati su internet (auguri!!!).
Stando così le cose e visto l’interesse suscitato, merito anche della perfetta aria condizionata che c’è in Fondazione, ho pensato di mettere per iscritto ciò che è stato detto e quello che non si è avuto il tempo e l’opportunità di dire, sperando che un sempre più nutrito gruppo di avvocati possa rappresentare Bologna ai massimi livelli mondiali.
L’ Union Interationale Des Avocats fu fondata nel 1927 a Parigi, dove tutt’ora ha la sede e fra tre anni celebrerà i cento anni. Il nostro motto è: “rassembler les avocats de tout le monde”, motto che oggi pare normale, ma che nel 1927 era pura utopia, vista anche la difficoltà di collegamenti allora esistente.
L’Ordine di Bologna, subito dopo la guerra, fu tra i primi Ordini italiani ad aderire.
Negli anni ’50 il professor Redenti, allora presidente del nostro Ordine, aderì e partecipò al congresso di Milano tenutosi nel 1958 con un intervento ancor oggi pubblicato nella collana del nostro Ordine “Pagine sparse sull’avvocatura” con prefazione del professor Carpi.
Le riflessioni del professore sono ancora oggi di grandissima attualità.
Veniamo all’ Union Interationale Des Avocats. L’UIA organizza ogni anno un Congresso (quest’anno si è tenuto a Parigi a fine ottobre) cui partecipano più di mille avvocati provenienti da 110 nazioni.
L’UIA è composta da 43 commissioni scientifiche che, oltre a partecipare al congresso, organizzano più di 30 Seminari sparsi nel corso dell’anno.
I temi congressuali quest’anno saranno due: tema principale “È necessario e si può regolare l’Intelligenza Artificiale?”. Il secondo tema (più frivolo): “La moda e lo sviluppo sostenibile”.
Sul primo tema hanno preso parte ai lavori i maggiori esperti in materia e soprattutto avremo modo di parlare e di interloquire con i rappresentanti dei grandi Studi degli Stati Uniti per i quali l’Intelligenza Artificiale non è un tema, come per noi, bensì uno strumento di lavoro come è il telefono o il computer.
Un altro aspetto interessante dell’UIA, oltre ai risultati scientifici, è anche la convivialità che ci unisce.
Nei quattro giorni del Congresso si stringono nuove amicizie che poi coltiveremo nel corso dell’anno lavorando assieme.
Oggi, rispetto a 40 anni fa quando mi iscrissi io, è tutto agevolato dall’uso dell’email e della conference call per cui spesso facciamo delle riunioni, attenti ai fusi orari, ma con partecipazione da ogni parte del mondo.
Simpaticissimi gli amici californiani i quali più delle volte si presentano con fumanti tazze di caffè per meglio svegliarsi.
Molto attivo anche il Comité Des Femmes, il quale riunisce avvocatesse di tutto il mondo con uno scambio di esperienze inimmaginabili.
Degli osservatori ai processi penali in cui sono imputati avvocati, si è parlato lungamente durante la giornata di studio da parte dell’avvocato Fraticelli il quale ha raccontato le sue personali esperienze soprattutto in Turchia.
Fra le novità più interessanti ultimamente è stata fondata la nostra Accademia la quale è riconosciuta dal CNF e dopo un corso biennale e previo esame rilascia il titolo di avvocato specializzato nel commercio internazionale.
Fin dalla sua origine, l’UIA è una organizzazione multiculturale e multilinguistica, non si parla solo l’inglese anche se è la lingua più comunemente usata.
L’UIA promuove la professione legale creando una rete di sviluppo professionale di formazione e networking.
Infine, tutela lo Stato di Diritto come valore fondamentale della nostra civiltà. L’ Union Internationale Des Avocats è anche una Organizzazione Non Governativa e ha uno status consultivo speciale presso le Nazioni Unite. Memorabili sono le riunioni annuali dell’assemblea di tutti gli Ordini forensi del mondo che si riunisce a New York, appunto all’ONU.
Parteciparvi come delegato dell’Ordine di Bologna è stato per me uno dei momenti più significativi del mio ormai lungo percorso professionale.
I ricordi sarebbero tanti ma spero che i lettori di questo articolo siano spinti, se non altro da curiosità a entrare nel mondo UIA.
Il resto verrà da sé.
Essere membri attivi dell’UIA significa entrare a far parte di un club molto elitario ed affascinante.


