L’Avvocatura a Torino: tra rivoluzione tecnologica e ritorno all’oralità
Si è concluso il XXXVI Congresso Nazionale Forense presso il Centro Congressi Lingotto di Torino. Tra l’entusiasmo per le nuove sfide dell’Intelligenza Artificiale e la netta bocciatura della Riforma Cartabia, emerge il nuovo volto politico della professione.
- Scritto da: Alessandro Martinuzzi (si apre in una nuova scheda) | Pubblicazione: mercoledì, 21 Gennaio 2026 | Nel numero: 2/2025 (si apre in una nuova scheda)

Torino, 17 ottobre 2025 – Il XXXVI Congresso Nazionale Forense (si apre in una nuova scheda) ha delineato una visione chiara: un’avvocatura dinamica, profondamente legata alla propria identità tradizionale, ma pronta a governare il cambiamento tecnologico. Con una partecipazione costante di circa 600 delegati, l’assemblea ha trasformato il Lingotto in un laboratorio di politica forense, affrontando tre macrotemi: l’impatto dell’IA, il ruolo dell’avvocato nel processo e i nuovi ambiti stragiudiziali.
Il verdetto delle mozioni: IA sotto controllo e addio alla Cartabia
La vitalità del Congresso è stata certificata dai numeri: 317 mozioni presentate, di cui 231 ammesse al voto e 46 convertite in raccomandazioni. Ma vi è stato chiaramente un “convitato di pietra”, ossia il disegno di legge delega per la riforma dell’ordinamento forense.
Non sono, infatti, sfuggite le richieste di integrazione dell’Ordine del giorno come la mozione 1621 a firma Avv. Marco Cinquegrana (non ammessa all’adesione), o alla richiesta al Comitato organizzatore del Sindacato nazionale forense MGA. Né sono mancate in sede istituzionale manifestazioni eclatanti di protesta per l’iter seguito nell’elaborazione del disegno di legge, come quelle dei Consigli dell’Ordine di Firenze e di Bergamo.
Non di meno, non è stato raggiunto il consenso sufficiente per spostare radicalmente il focus congressuale e così è possibile rintracciare i nuovi indirizzi di politica forense assunti dalla lettura delle mozioni approvate.
In generale, dalla varietà e ricchezza delle mozioni sottoposte all’assemblea è possibile anzitutto constatare che, al di là dell’impostazione del Consiglio Nazionale Forense, un ruolo centrale è stato svolto ancora una volta dalle varie associazioni forensi. Sebbene ciò sia senz’altro apprezzabile nell’ottica della valorizzazione delle numerose anime democratiche dell’avvocatura, non è sempre stato un tratto caratterizzante dei Congressi.
Da un punto di vista metodologico, si può certamente dire che quello di Torino sia stato uno dei Congressi nei quali l’assemblea è stata messa nelle condizioni di esprimersi ordinatamente su un notevole numero di temi e mozioni. Infatti, attraverso il raggruppamento e la illustrazione sintetica programmata, i delegati hanno potuto esprimere il proprio voto senza rischiare di generare contraddizioni anche su proposte tra loro complementari. Forse anche questo migliore svolgimento dell’assemblea ha favorito una presenza media pressoché costante di cinquecento delegati su circa seicento aventi diritto al voto, fino al termine dei lavori congressuali.
L’assemblea ha espresso una posizione politica netta verso l’abrogazione integrale della Riforma Cartabia (mozione 1933 a firma Capelli approvata con il voto favorevole del 65% dei votanti e mozione 1771 a firma Bianchini). Gli avvocati hanno identificato nell’udienza cartolare (trattazione scritta) il “capro espiatorio” di un sistema che ha sacrificato il principio di oralità. Con una maggioranza schiacciante (90%), è stato chiesto il ripristino del contraddittorio pieno (mozioni 201, 612, 613, 1503, 1771, 1773, 1934 approvate insieme con il voto favorevole del 90% dei votanti). Hanno suscitato l’avversione degli avvocati diversi altri aspetti della Riforma come l’estensione della competenza dei Giudici di Pace (mozione 1803) e l’introduzione della c.d. udienza predibattimentale e la istituzione del Tribunale della Persona, mentre hanno incontrato ampio consenso le mozioni per la tutela dell’avvocato che riveste la funzione di amministratore di sostegno, con specifico riferimento al diritto ad un riconoscimento economico parametrato a tabelle (mozioni 720, 902, 1407, 1405, 1406, 1610, 1615, 1212 approvate al 86%).
Sul fronte dell’Intelligenza Artificiale, l’approccio è improntato alla cautela etica:
Formazione e Deontologia: Approvata (76%) la creazione di percorsi formativi nazionali sulla struttura etica dell’IA.
Trasparenza: Richiesta l’istituzione di un registro pubblico degli algoritmi e di un’autorità indipendente.
Sostegno economico: Passa la proposta di deducibilità delle spese per l’IA per i regimi forfettari.
Sperimentazione: Respinto l’uso dell’IA nei tribunali di sorveglianza, ma approvato il suo impiego nel sistema penitenziario per migliorare le comunicazioni tra detenuti e difensori.
Gli indirizzi politici principali
Al di là dei singoli voti, il Congresso ha tracciato direttrici fondamentali per il prossimo biennio:
Difesa della Dignità Economica: Forte spinta per l’equo compenso, la revisione dei parametri forensi (confermata dal Ministro Nordio per l’inizio del 2026 ) e la tutela dei minimi vitali nei pignoramenti per i lavoratori autonomi.
Specializzazione e Formazione: Il modello medico ispira le nuove scuole di specializzazione forense, viste come opportunità cruciale per i giovani.
Avvocato in Costituzione: Resta prioritario l’obiettivo di inserire la figura dell’avvocato nella Carta Costituzionale, unitamente alla battaglia per la separazione delle carriere della magistratura.
Efficienza Telematica: Richiesta un’unica piattaforma nazionale per eliminare la frammentazione dei protocolli digitali.
Il rinnovo dell’OCF: i risultati del voto
Un momento chiave della giornata di venerdì 17 è stata l’elezione dei componenti dell’Organismo Congressuale Forense (OCF), l’ente chiamato a dare attuazione politica ai deliberati torinesi.
Nello scrutinio per i componenti OCF eletti dai delegati emiliano-romagnoli, i risultati hanno premiato i colleghi Luca Massari di Ferrara, Paolo Rossi di Bologna e Giovanni Tarquini di Reggio Emilia.
L’elezione di questi rappresentanti affida loro il mandato di mediare con le istituzioni — in particolare con la Commissione Giustizia presieduta dall’On. Ciro Maschio — per far sì che le mozioni approvate non restino lettera morta, ma si trasformino in riforme concrete per la dignità e l’efficienza della professione.


