Giovane è bello… ma sempre più difficile

Il panorama della vita professionale del giovane avvocato va individuato nella confluenza di molteplici aspetti, tutti di carattere fondamentale in rapporto alla evoluzione della società e dei costumi. Non si tratta qui di cogliere i connotati tipici della attuale evoluzione dell’avvocatura, bensì di riepilogare in sintesi i fenomeni più ricorrenti in cui si trov a ad operare l’avvocato alle prime esperienze. Affrontare quei temi significa però tenere costantemente presenti considerazioni di portata generale, di cui i colleghi, che cominciano a vivere in pieno l’esperienza professionale, diventano sempre più consapevoli. Il giovane avvocato avverte sicuramente il privilegio di appartenere ad una categoria, che per formazione culturale e mentale lo distingue dagli altri professionisti; sente il rispetto della gente, alla quale è legato per l’esigenza di aderire, penetrandola con spirito obiettivo ma partecipativo, alle molteplici realtà umane che via via si presentano. E cosl il nostro giovane avvocato quotidianamente vive e soffre lo scrupolo di affiancare alle doti di apertura mentale e di versatilità le capacità tecniche per gestire i singoli casi con un corredo di cultura professionale ampio ed aggiornato. Ma se vivi sono nella mente del neo-avvocato i profili segnalati, con maggiore forza si profila lo scontro con la realtà, ogni giorno più mutevole e irta di difficoltà. Alcune di esse hanno origine, per esserne una conseguenza cronologica e logica, dalla necessità che si impone per l’avvocato di conquistare un proprio spazio vitale. E si intenda: spazio vitale è, prim a di tutto, acquisizione di clientela per soddisfare con dignità e decoro il bisogno dell’autosufficienza, intesa pure come tranquillità di reddito, e senza la quale rischiano di essere seriamente compromesse la libertà e l’autonomia del professionista. I tempi sono· stretti e non consentono di attendere con gradualità il processo, in passato molto lento, di formazione del professionista avvocato. Nelle parole di colleghi con più anni di attività ricorre con costante frequenza il ricordo delle loro ormai antiche esperienze e della elaborata e lenta metamorfosi, che li ha visti crescere da inesperti praticanti ad avvocati preparati ed accorti attraverso passaggi, quasi rituali, di apprendimento e di apprendistato, che oggi tendono a scomparire. Non tanto la carenza di maestri, guanto lo sproporzionato numero di giovani, determinati a coltivare la pratica dell’avvocatura, ha provocato un mutamento di tradizioni nell’ingresso alla professione forense, creando – problema principe – difficoltà di inserimento del giovane avvocato nel mercato di lavoro e costringendo i neofiti ad anticipare i tempi per realizzare strutture individuali e associative. A questa imposta frenesia l’avvocato, che muove i primi passi, paga spesso prezzi esorbitanti tra cui, e senza esaurirne la gamma, la impossibilità di scegliere i settori ove concentrare gli sforzi di specializzazione. È evidente che nella realtà di oggi l’avvocato si trova obbligato a dedicarsi, talvolta improvvisando, a rami di attività non assimilati con pienezza; la scelta, inoltre, presuppone ulteriori sacrifici in termini di studio (basti solo menzionare gli approfondimenti e la documentazione delle varie materie) e di tempo (la clientela può essere acquisita in tempi luoghi e molto spesso con eccessiva aleatorietà). Se vi è, com’è nelle ambizioni di tanti giovani colleghi, l’aspirazione ad emergere nei diversi settori, in cui di fatto oggi può essere rappresentata l’attività dell’avvocato, le difficoltà riferite – e non solo quelle – non si conciliano con le esigenze da soddisfare quotidianamente. La gestione di uno studio professionale, per quanto di dimensioni ridotte, è costellato di oneri e costi indifferibili e troppe volte sopperire ad essi vuol dire rinunziare al programma più consistente di successi qualificanti ed essere così costretti ad occuparsi delle vicende che capitano. In questo senso il giovane avvocato partecipa con insolito disagio alla propria crescita, nel timore, in particpare, di restare confinato in un ambito di dequalificata attività, per certi aspetti umiliante, e guarda con preoccupazione al futuro.

Non era certo nelle intenzioni di chi scrive esaurire l’argomento nei brevi cenni che precedono, e le riflessioni stesse vogliono essere soltanto una base di verifica di tutte le opinioni che verrano suggerite da chi legge e che troveranno spazio nelle pubblicazioni a venire allo scopo di sviluppare un dibattito producente, che includerà aspetti di rilevanza pratica nell’espletamento giornaliero della professione. Vale la pena di soffermarsi insieme su ogni punto che attenga al tema proposto nella speranza – e tale è lo spirito – che in confronto offra concrete possibilità di riflettere, e non solo in astratto, sulla realtà dell’avvocato, di colui che agli inizi del mestiere è chiamato a dare un indirizzo altamente significativo alla propria vita.