Diario della missione in Turchia dell’Ordine degli Avvocati di Bologna
Il Consigliere Antonio Fraticelli racconta i passaggi più salienti della missione svolta in Turchia su mandato dell’Ordine degli Avvocati di Bologna a supporto degli avvocati detenuti e in pericolo.
- Scritto da: Antonio Fraticelli (si apre in una nuova scheda) | Pubblicazione: mercoledì, 30 Luglio 2025 | Nel numero: 1/2025 (si apre in una nuova scheda)

Questo scritto vuole rappresentare un breve diario della mia missione di osservatore internazionale in Turchia svoltasi nella terza settimana dell’aprile 2025, la mia dodicesima missione in Turchia a partire dal novembre 2021.
Si è trattato di una missione particolarmente densa ed importante, per contenuti, esperienze, incontri ed emozioni, che ha distinto questa missione rispetto alle precedenti, pur importanti e caratterizzate da momenti di alto significato.
Di seguito, desidero ripercorrere alcuni dei momenti maggiormente significativi della mia visita.
Gli incontri con il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Istanbul
Ho incontrato più volte il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Istanbul, Avv. Prof. İbrahim Özden Kaboğlu, la prima volta il 14 aprile, nel corso di un cordialissimo colloquio privato, successivamente il 17 aprile durante un incontro con una delegazione di osservatori internazionali di diversi Paesi (principalmente Francia e Paesi Bassi). Nel corso degli incontri, svoltisi in lingua francese, il Presidente Kaboğlu ha dato atto di grande apprezzamento per la solidarietà e la vicinanza, morale e di presenza, dell’Ordine degli Avvocati di Bologna e delle Organizzazioni forensi internazionali OIAD (Osservatorio Internazionale degli Avvocati in Pericolo), FBE (Fédération des Barrequx d’Europe) e UIA (Union Internationale des Avocats) da me rappresentate in quella missione. I colloqui hanno avuto ad oggetto principalmente il momento di grave attacco subito dall’Ordine di Istanbul e dal Presidente personalmente, i quali si trovano a dovere affrontare un attacco giudiziario frontale da parte della Procura Generale di Istanbul, a seguito della dichiarazione diffusa dall’Ordine il 21 dicembre 2024, con la quale veniva richiesta all’autorità giudiziaria l’apertura di indagini accurate sulle circostanze della morte di due giornalisti turchi uccisi nel corso di un attacco svolto dalle forze armate di Turchia nel territorio della Siria del Nord, mentre svolgevano attività di inchiesta per preparare un reportage, e si chiedeva altresì la liberazione di alcuni giornalisti arrestati nel corso di una manifestazione di protesta per l’accaduto svoltasi il giorno dopo. Come conseguenza dell’azione promossa dalla Procura Generale, l’intero consiglio dell’Ordine di Istanbul e il Presidente Kaboğlu sono stati destituiti dalla loro carica con provvedimento del Tribunale civile di Istanbul del 21 marzo 2025, che tuttavia non è esecutivo, in pendenza delle vie di impugnazione che l’Ordine percorrerà una volta che il Tribunale depositerà le motivazioni. Nel frattempo, la Procura di Bakırköy (uno dei distretti della Città Metropolitana di Istanbul) ha avviato contro i consiglieri dell’Ordine e il Presidente un’azione penale, ipotizzando i reati di propaganda di attività terroristica, apologia di terrorismo e diffusione di false informazioni e il relativo processo si sta svolgendo avanti la 26^ Corte d’Assise di Istanbul, nell’aula-bunker di Silivri. Nel frattempo, il consigliere dell’Ordine di Istanbul Avv. Fırat Epözdemir, arrestato il 23 gennaio 2025 all’aeroporto di Istanbul mentre rientrava da una missione presso il Consiglio d’Europa, a Strasburgo, con l’accusa di partecipazione e propaganda di attività terroristiche, è rimasto in detenzione presso il carcere di Silivri fino al 29 maggio 2025, in pendenza del processo tuttora in corso nei suoi confronti per il quale il collega rischia una condanna dai 7 anni e 6 mesi ai 15 anni di reclusione in isolamento.
Il Presidente Kaboğlu ha messo in luce l’estrema importanza della vicinanza dell’avvocatura internazionale, già manifestatasi in maniera importante nel corso dell’assemblea straordinaria dell’Ordine di Istanbul del 23 febbraio 2025, a proposito della quale è utile spendere qualche parola.
A seguito dell’avvio dell’azione civile per la rimozione del Consiglio dell’Ordine di Istanbul dalla carica e dell’azione penale in capo a ciascuno dei membri del Consiglio, il Presidente Kaboğlu aveva convocato un’assemblea generale straordinaria dell’Ordine. Questa Assemblea, svoltasi appunto il 23 febbraio 2025, è stata una potente dimostrazione di coesione ed unità dell’Avvocatura di Istanbul e di tutta la Turchia (presente il Presidente dell’Unione nazionale degli Ordini e circa 60 presidenti di COA sugli 81 esistenti). Iscritti all’assemblea circa 7.000 avvocati, in rappresentanza degli oltre 67.000 iscritti dell’Ordine. L’assemblea è stata introdotta da un efficace discorso del presidente che, da illustre costituzionalista quale egli è, ha illustrato le numerose violazioni dei diritti fondamentali dell’avvocatura e delle persone sistematicamente perpetrati, con particolare riferimento alla volontà del governo turco, tramite la Procura Generale di Istanbul, di sovvertire in via giudiziaria la volontà democraticamente espressa dagli iscritti dell’Ordine che hanno eletto il nuovo COA il 20 ottobre 2024. Si sono poi alternati al podio il presidente nazionale, gli ex presidenti di Istanbul, i presidenti di molti COA turchi e i rappresentanti di numerose associazioni e sindacati forensi che, sebbene caratterizzate da ispirazioni politiche tra loro radicalmente diverse, hanno dimostrato di volere convergere unanimemente a protezione del COA. Sono poi intervenuti sul palco i numerosi rappresentanti delle avvocature internazionali presenti, provenienti da Francia, Paesi Bassi, Belgio, Germania, Svizzera, oltre che rappresentanti di vertice di UIA e FBE. Anche io, unico avvocato italiano presente, ho preso la parola in lingua inglese all’assemblea con una breve locuzione di sostegno ai colleghi del Consiglio dell’Ordine di Istanbul. Tutti i delegati interazionali sono stati salutati con vive espressioni di consenso e di gratitudine da parte della Presidenza dell’Assemblea, del COA e dei numerosi avvocati presenti.
Nel corso degli incontri avuti con me e con gli altri colleghi europei, il Presidente Kaboğlu ha chiesto con cortese insistenza che gli Ordini e le Organizzazioni forensi internazionali continuino a garantire la loro presenza ai processi in Turchia e nelle istanze internazionali. In questa prospettiva, il Presidente Kaboğlu attribuisce grande importanza, anche storica, alla recente approvazione e alla imminente entrata in vigore della Convenzione Europea sulla Protezione della Professione di Avvocato, in relazione alla quale egli ha partecipato da remoto alla tavola rotonda sul tema svoltasi nel corso del Congresso FBE di Berna, il 30 maggio 2025.
ÈE’ importante ricordare che, in considerazione della loro testimonianza militante a tutela dei diritti degli avvocati e del diritto di difesa, al Presidente Kaboğlu e a tutti i membri del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Istanbul è stato attribuito il Premio OIAD 2025, nel corso dell’Assemblea Generale dell’OIAD svoltasi a Madrid il 26 giugno 2025.
Le visite al carcere di Silivri
Il 15 aprile 2025 ho svolto una serie di incontri e colloqui con numerosi detenuti del blocco n. 9 del carcere di massima sicurezza di Silivri, quello destinato agli imputati e ai condannati per reati legati al terrorismo e per reati politici e di opinione. I colloqui sono durati in tutto circa nove ore.
Osman Kavala
Dopo molti mesi di attesa, sono riuscito ad ottenere il mandato necessario per tenere colloquio con Osman Kavala, una personalità centrale nello sviluppo della storia recente della Turchia contemporanea. Appartenente ad una importante famiglia di imprenditori, filantropo, da decenni attivista a tutela dei diritti umani e per la protezione del patrimonio archeologico, artistico e culturale in Turchia, con una solida preparazione accademica in Turchia e in Inghilterra, Osman Kavala è stato al centro delle proteste e dei moti antigovernativi del 2013 per la demolizione di Gezi Park e per la ristrutturazione urbanistica dell’area di Piazza Taksim da parte del governo turco: per il ruolo da lui svolto nel corso di queste proteste e per l’accusa di avere avuto parte nel tentato golpe del 2016, Osman Kavala ha subito la condanna all’ergastolo ostativo in regime di isolamento totale e con lui sono stati condannati a 18 anni di carcere in isolamento altre sei persone, tra le quali l’Avv. Can Atalay, altro personaggio di fondamentale importanza per comprendere il quadro politico ed istituzionale della Turchia odierna. Durante il lungo e cordiale colloquio, che il detenuto ha svolto in un elegantissimo inglese, a fronte delle mie domande Kavala ha descritto il suo percorso personale, sia imprenditoriale, sia soprattutto associativo, che lo ha visto protagonista nella creazione di numerose fondazioni e associazioni attive nel settore artistico, archeologico, umanitario e di promozione sociale, in particolare la Open Society Foundation. A fronte della mia domanda su cosa avesse significato Gezi Park per lui e per i tanti che con lui si erano impegnati a contrastare il progetto del governo di riurbanizzazione di quell’area di Taksim, Osman mi ha parlato del suo rapporto personale con quel parco, a fianco del quale aveva abitato e lavorato per tantissimi anni e della finalità repressiva che il governo intendeva perseguire, rivoluzionando l’assetto di un’area che rappresentava da oltre un secolo un punto di riferimento fondamentale di incontro, socializzazione e attività comunitaria per tutta la città di Istanbul. Osman nega di avere avuto un ruolo di guida nel movimento che si è opposto ai moti del 2013 e afferma di essersi messo a disposizione insieme a tante altre persone nel contrastare il progetto del governo. Arrestato il 1° novembre 2017, ricorda che la sua condanna è stata determinata non solo dall’accusa di essere stato l’anima dei moti di Gezi Park, ma anche di avere avuto un ruolo nel tentato colpo di Stato del luglio 2016 e di avere finanziato “entità straniere nemiche” mediante l’azione della Open Society Foundation e alla sua personale vicinanza con George Soros. Condannato all’ergastolo il 25 aprile 2022, Kavala ha svolto ricorsi avanti la Corte di Cassazione e alla Corte Costituzionale di Turchia. Già nel 2019, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo aveva condannato la Repubblica di Turchia per avere illegittimamente arrestato e tenuto in detenzione Osman Kavala. Il successivo 11 luglio 2022, la corte di Strasburgo, all’esito di una rara procedura di infrazione, ha condannato la Turchia per non avere dato seguito alla richiesta di sua scarcerazione. Altri ricorsi ed istanze sono pendenti in sede internazionale e innumerevoli le richieste ufficiali di scarcerazione formulate da numerosi Stati e Organizzazioni internazionali, tutte rimasti finora inascoltati dal governo turco. Osman riferisce di vivere con serenità la sua condizione di detenuto in isolamento totale, con la possibilità di essere visitato dai suoi avvocati e dalla moglie, ed è intimamente persuaso che, nonostante la condanna all’ergastolo senza possibilità di scarcerazione anticipata, la situazione politica in Turchia avrà sviluppi tali da portare radicali cambiamenti in un futuro non troppo lontano e confida, in tal modo, di potere un giorno riacquistare la libertà. Osman ha ringraziato molto per la visita e per l’interesse che questa ha manifestato per il suo caso personale e per le implicazioni che questo porta per la condizione interna ed internazionale della Turchia.
Ekrem İmamoğlu
Immediatamente dopo il lungo colloquio con Osman Kavala, ho avuto la davvero rara ed inaspettata opportunità di incontrare, sebbene per pochi minuti, il sindaco di Istanbul, Ekrem İmamoğlu, arrestato il 19 marzo 2025 con le accuse di corruzione, estorsione, riciclaggio di denaro, turbativa d’asta e fiancheggiamento alle attività terroristiche del PKK (Partito Comunista Curdo) e ciò nonostante indicato dal principale partito di opposizione (CHP) come candidato alle elezioni a Presidente della Repubblica previste per il 2028. A partire dal suo arresto, nella città di Istanbul e nelle altre principali città della Turchia si svolgono manifestazioni popolari di protesta che raccolgono molte centinaia di migliaia di persone, a sostegno di İmamoğlu, personaggio di immensa popolarità. Ad oggi, ancora non si hanno notizie sul processo che sarà svolto a suo carico. Il sindaco İmamoğlu, che ho visto in condizioni fisiche e psicologiche molto buone, ha ringraziato per l’interesse espresso dalla mia visita e volentieri si è reso disponibile per un futuro incontro. Ho poi nuovamente incontrato il Sindaco in occasione della mia successiva visita a Silivri il 26 maggio 2025 e, al momento, posso dire di essere l’unico visitatore straniero che ha potuto incontrare Ekrem İmamoğlu durante la sua detenzione.
In precedenza, durante lo svolgimento delle formalità di accesso all’area detentiva n. 9 del carcere di Silivri, avevo avuto l’opportunità di tenere un breve colloquio con la moglie, Dilek Kaya, e con due dei tre figli di İmamoğlu, ai quali avevo riferito dell’attenzione e dell’interesse con cui l’avvocatura italiana ed internazionale sta seguendo il caso del loro congiunto, raccogliendo i loro ringraziamenti.
Oya Aslan, Barkın Timtik, Selğuk Kozağaçlı e Lerzan Caner
Come in occasione di ogni visita al carcere di Silivri, ho incontrato i colleghi detenuti per scontare la condanna subita all’esito del processo contro gli appartenenti all’associazione di avvocati progressisti ÇHD Oya Aslan, Barkın Timtik e Selğuk Kozağaçlı. Tutti e tre i colleghi mi sono sembrati in condizioni di salute molto buone e anche il loro umore mi è sembrato buono, esprimendo con il sorriso e con espressioni di gratitudine la loro soddisfazione per la visita ricevuta.
Con Barkın e con Oya il colloquio si è principalmente svolto su temi riguardanti la vita all’esterno del carcere, sulla situazione politica del momento in Turchia e sulle manifestazioni di massa conseguenti all’arresto di Ekrem İmamoğlu, nonché sulla situazione politica internazionale: la condizione di isolamento in carcere e l’impossibilità di avere accesso a fonti di informazione indipendenti sono vissute dalle colleghe detenute come una forma di estrema privazione e di grave compressione della loro volontà di resistenza. Barkın mi ha cantato una canzone con musica e parole da lei composte, dal titolo “L’amore, che cos’è”: la musica e la poesia sono per lei fonti di grande consolazione.
Con Selğuk Kozağaçlı abbiamo affrontato il tema della sua richiesta di liberazione anticipata, avendo egli ormai scontato i tre quarti della pena irrogatagli (in carcere dal novembre 2017, con un altro anno precedentemente scontato dal 2013 al 2014). L’autorità competente per la concessione della libertà anticipata condizionale gli aveva negato il beneficio nel gennaio 2025, con motivazioni per vero assurde ed inconsistenti. Questa decisione era poi stata impugnata dal collega, il quale si stava tuttavia preparando anche alla successiva valutazione, fissata per l’inizio di maggio 2025. Peraltro, insieme alle colleghe Timtik e Aslam, il collega Kozağaçlı dovrà affrontare un nuovo processo il 28 e 29 maggio 2025, per le accuse di propaganda a favore di attività terroristica: processo che presenta le caratteristiche del bis in idem rispetto alla condanna già subita nel precedente processo. Anche Selçuk ha dimostrato molta gratitudine per la mia visita, la decima visita in carcere dal novembre 2021.
Ho infine incontrato Lerzan Caner, che non è avvocata bensì è l’interprete linguistica che ha assistito noi osservatori internazionali traducendo in italiano e in francese in occasione di numerosissime udienze contro avvocati, specialmente nel corso del “Processo ÇHD”, ma non solo. All’inizio del febbraio 2025, Lerzan è stata arrestata all’alba, con una violenta operazione della polizia che ha fatto accesso al suo appartamento sfondando la porta di ingresso e danneggiando mobili e suppellettili. L’accusa che le viene rivolta è quella di fiancheggiamento e finanziamento di organizzazioni terroristiche, e ciò per il semplice fatto di avere organizzato piccole raccolte di denaro per fornire la possibilità ad alcuni detenuti accusati di terrorismo di effettuare spese di alimentari e generi di prima necessità presso lo spaccio del penitenziario. Non è, questo, il primo arresto che Lerzan subisce, già in precedenza era stata arrestata e assolta all’esito del processo. Lerzan mi ha anche riferito che pure suo marito, il medico Sekuba Conde, originario della Guinea, è stato arrestato ed è in carcere per avere aiutato, in qualità di medico volontario, persone coinvolte in indagini e processi connessi contro movimenti terroristici. Lerzan – che a differenza degli avvocati detenuti, riceve pochissime visite in carcere – si è dimostrata estremamente felice e grata per la mia visita e ha riferito di sopportare con pazienza la detenzione, confortata dal fatto di condividere la cella con Oya Aslan e con un’altra detenuta sua amica. Successivamente alla mia visita, ho appreso che il 24 aprile 2025, Lerzan è stata scarcerata.
La scarcerazione e il nuovo arresto dell’Avv. Selçuk Kozağaçlı
La sera del 16 aprile 2025, mentre ero a cena con amici turchi in un ristorante nei pressi del mio hotel e con loro guardavo sul cellulare le immagini in diretta di una manifestazione a sostegno del sindaco İmamoğlu che raccoglieva la partecipazione di circa 700.000 persone, sullo schermo è apparsa la notizia dell’avvenuta scarcerazione dell’Avv. Selçuk Kozağaçlı, che avevo visitato appena il giorno precedente in carcere, quando di una possibile scarcerazione non vi era nessun segnale premonitore. Immediatamente, sul mio cellulare sono arrivate numerose notifiche, diffuse dal tam-tam delle associazioni forensi turche e internazionali, che davano la notizia della liberazione e le prime foto del collega Selçuk accolto da amici e familiari all’esterno del carcere di Silivri. Si è subito appreso che il ricorso di Selçuk presentato contro il provvedimento che gli aveva negato la liberazione anticipata del gennaio 2025 era stato inaspettatamente accolto.
Dopo i primi momenti di confusione, si è diffusa la notizia che Selçuk sarebbe stato ricevuto nella sede dell’Ordine degli Avvocati di Istanbul in İstiklal Caddesi di lì a poco. Lasciata la cena e congedati gli amici, mi sono immediatamente diretto verso la sede dell’Ordine, distante poche centinaia di metri, dove nel frattempo stavano arrivando decine e decine di colleghi felici e increduli. Poco dopo è arrivato il Presidente dell’Ordine Kaboğlu, il quale, vedutomi, mi ha invitato a seguirlo in Presidenza. All’arrivo del collega Selçuk, la piccola folla di avvocati raccoltisi all’ingresso dell’edifizio è esplosa in un boato di gioia. Salito all’ufficio del Presidente, Selçuk è stato salutato da tutto il consiglio dell’Ordine e da me, con incredulità e grande soddisfazione.
Dopo questo incontro di saluto, siamo tutti saluti alla terrazza dell’ultimo piano della sede dell’Ordine, per un brindisi di saluto e di bentornato alla libertà dopo il novembre 2017, alla presenza della moglie di Selçuk, l’avvocata Betül Vangölü (anche lei condannata nel corso del processo ÇHD, con sentenza non ancora definitiva, e recentemente rimessa in libertà dopo un anno di carcerazione preventiva per altro processo) e insieme a tutti gli avvocati iscritti e simpatizzanti delle associazioni forensi democratiche e libertarie, molti tra i quali sottoposti tuttora a processo e già più volte arrestati e detenuti in carcere. È stato un momento di grande gioia e di condivisione in un clima di autentica “fraternità forense”, che ho vissuto con il senso di vivere da privilegiato un momento storico e una sensazione davvero irripetibile, che per noi avvocati dell’Europa occidentale non è neppure immaginabile se non vissuta in presenza e con il coinvolgimento di persona in una travolgente spirale di eventi che coinvolgono la sfera professionale, quella giudiziaria, quella umana e quella emotiva.
Dopo essermi congedato dai colleghi festanti passata la una di notte, davvero incredulo ho appreso, la mattina dopo, che Selçuk era stato nuovamente arrestato e ricondotto in carcere a Silivri, dopo meno di ventiquattr’ore di libertà, per un nuovo provvedimento restrittivo della procura di Istanbul che aveva impugnato l’ordinanza di scarcerazione del collega. L’assurdità irreale della situazione alla quale il collega è stato sottoposto con questo nuovo provvedimento restrittivo della libertà e lo sconcerto in cui è stata gettata tutta l’avvocatura di Istanbul sono inenarrabili e pone in essere una situazione che è incomprensibile anche a chi, come me, ormai purtroppo abituato ad assistere a violazioni patenti dei diritti più basilari degli avvocati imputati e detenuti in Turchia.
La liberazione in pompa magna e l’immediato riarresto di Selçuk Kozağaçlı non può essere spiegata se non come crudele e cinico atto di tortura psicologica nei confronti di un leader nazionale dell’avvocatura da decenni in lotta contro le violazioni dei diritti fondamentali da parte del governo, tesa a piegare la resistenza e la resilienza di un uomo e di un avvocato che, in lunghi anni di detenzione durissima e di gravi privazioni, ha dato prova di non volere cedere ad una volontà superiore che lo vuole vedere soccombere, professionalmente, politicamente e psicologicamente. Selçuk e con lui altri altri colleghi, sono stati sottoposti un nuovo, ennesimo processo, per difendersi contro le medesime accuse per le quali essi vengono ininterrottamente processati a partire dal 2013: all’esito dell’udienza del 27 maggio 2025, il processo è stato rinviato al 21 ottobre 2025. Anche questa volta, gli osservatori internazionali saranno presenti per assistere a questo processo e a questa ulteriore prova, giudiziaria e umana, al quale Selçuk e i suoi colleghi, saranno nuovamente sottoposti.












